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Le
ragioni di una scelta
In
questo ultimo periodo molti hanno scritto
numerosi interventi su forum on-line o
lettere pubblicate su diversi siti internet
commentando la mia scelta di oppormi al
trasferimento della Blue Dragon Cup dalla
sua sede originale ad un'altra. Con
rammarico devo dire che alcuni non hanno
compreso appieno le ragioni di questa
scelta. Ho deciso quindi di esporre
brevemente ciò che mi ha portato ad
esprime proprio in questa sede la volontà
di combattere fino alla fine per il
mantenimento della gara in Alto Adige e per
difendere i valori che questa manifestazione
ha rappresentato sin dal suo esordio.
Innanzitutto,
al contrario di quanto alcuni hanno
insinuato, le motivazione non hanno nulla di
economico. Infatti la manifestazione per
essere realizzata nelle modalità che gli
sono consone ha un costo elevatissimo, costo
che viene coperto completamente solo grazie
all'intervento dell'amministrazione pubblica
e di alcune delle associazioni e degli enti
che partecipano all'organizzazione. Si può
quindi dire che economicamente parlando la
manifestazione costituisce per chi la
organizza più una perdita che un guadagno.
Le motivazioni quindi risiedono in ben
altro, ovvero nel riconoscimento
dell'impegno che in oltre sette anni di
lavoro il Comitato Organizzatore ha profuso
con estrema dedizione alla gara, e nella
difesa dei valori all'origine della
manifestazione stessa. Il risultato di tale
dedizione può essere riassunto nel marchio
stesso della gara, marchio la cui notorietà
ha superato i confini nazionali e che a
detta di molti è un simbolo di prestigio
all'interno del mondo del Kung Fu. Inoltre i
valori all'origine della manifestazione
possono essere riassunti nella parola
"open". Ovvero la gara è nata
come una competizione aperta a tutti senza
il peso e l'egida di alcuna bandiera.
Chiunque, indipendentemente dalla
federazione o associazione di appartenenza,
poteva e deve potersi incontrare in un
ambiente sereno in cui non vige alcun
pregiudizio di sorta. Anzi, come era
tradizione nelle prime edizioni, anche il
regolamento delle gare doveva e dovrebbe
essere tale da non impedire ad alcuno la
possibilità di salire sul tappeto di gara
per esprimersi al meglio nella propria
specialità. Al contrario di tutto questo,
il trasferimento della manifestazione a
Milano avrebbe definitivamente marchiato la
Blue Dragon Cup con il logo di una delle
associazioni che hanno collaborato
all'organizzazione negli ultimi anni (tra
l'altro quella che meno ha contribuito sia
economicamente che materialmente) e ne
avrebbe sancito il peso della stessa su ogni
decisione organizzativa e di regolamento.
Tutto questo avrebbe annullato il
significato stesso della parola
"open" e avrebbe col tempo escluso
tutti glia altri membri dell'organizzazione.
Tra questi membri vi sono nomi noti e
prestigiosi. Un esempio fra tutti
l'ASI, e.p.s. CONI, che sin dall'inizio non
ha digerito la proposta di trasferimento.
Inoltre proprio le modalità dell'annuncio
del trasferimento hanno rappresentato un
atto di prepotenza che ne io e ne i miei
collaboratori eravamo disposti a
tollerare. Anzi, tale annuncio, sia
per le modalità e per i tempi in cui è
stato fatto, sono l'espressione palese del
clima insostenibile che si era venuto a
creare con la presenza nel Comitato
Organizzatore dei membri del direttivo
dell'associazione che meno ha collaborato
alla manifestazione.
Dunque,
proprio la volontà di ripristinare quel
clima sereno all'interno della Blu Dragon
Cup che si respirava in alcune delle sue
edizioni (si veda come esempio la terza
edizione), e la volontà di difendere il
significato stesso della parola
"open", mi ha spinto ad
intraprendere questa battaglia che si
concluderà con l'avvio della nuova edizione
della gara. In tutto questo, mi da forza e
sostegno la compattezza che i miei
collaboratori hanno dimostrato in questo
periodo, e le numerose attestazioni di
consenso e di stima che ci sono pervenute da
numerosi maestri e dirigenti.
Alessandro
Ponte
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