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IL GRILLO GRAFFIANTE DEL WUSHU

 

a cura del M° Giuseppe Autorino

 

Essere eroi

 

Eroi...fin dalla notte dei tempi in ogni cultura si è sempre parlato di queste leggendarie figure, dotate di facoltà straordinarie al di sopra delle comuni capacità umane. Protagonisti di gesta prodigiose oppure portatori di sapere e cultura. Certamente il passare dei secoli non ha attenuato tale interesse, nemmeno oggi nell'era della scienza e della tecnologia, l'uomo non smette di sognare di essere un eroe. Appunto sognare, perché a conti fatti quando il destino ci da la possibilità di esserlo, ognuno di noi si rifugia nei propri interessi personali. Essere eroi non vuol dire avere poteri straordinari e quindi di conseguenza compiere imprese ordinarie per le loro facoltà (quale onore c'è in superman nel compiere le sue imprese?), essere eroi vuol dire essere normali senza nessuna super capacità e nonostante ciò compire gesta straordinarie. Ed a mio personale avviso non va considerato eroe nemmeno chi compie tali gesti straordinari in un unico exploit, ma chi invece immola la propria vita per quella degli altri, senza per questo chiedere nulla in cambio. Ma cosa intendiamo quando parliamo di immolare la propria vita? Forse parliamo di chi muore sacrificandosi per qualcuno...sicuramente anche questo può essere interpretato come un gesto eroico, dare in dono quanto di più prezioso abbiamo per il bene del nostro prossimo, ma sinceramente non credo che questa definizione rispecchi nella sua totalità tale figura. Eroe è sicuramente anche chi muore per gli altri, ma Eroe lo è soprattutto chi vive per gli altri, chi ogni giorno sacrifica il suo esistere per qualcuno. Chi vive il suo quotidiano come tutti gli altri, con i suoi impegni e doveri, ma la sera invece di riposare e godere dell'affetto dei suoi cari, comincia la propria opera, indifferente alla stanchezza e ai pregiudizi. Vi chiederete a questo punto cosa c'entra tale termine, quali pregiudizi si possono avere verso persone così fantastiche...eppure ci sono e tanti. Si guarda con diffidenza chi ha un modo di vivere diverso, ma soprattutto si guarda con diffidenza chi dice di volerti aiutare senza nulla in cambio, si cominciano a fare mille domande, "cosa ci sarà sotto?","Sicuramente avrà un suo tornaconto personale" e altri mille sospetti, sospetti generati dalla mente. 

Dite di no? Eppure posso illustrarvi altri innumerevoli esempi, ma più di me può farlo la storia narrando di semplici uomini che con coraggio e volontà hanno sfidato tradizioni obsolete e inumane della propria era, maltrattati e offesi dal proprio tempo e consacrati dai posteri come GRANDI. Un esempio calzante su tutti è la figura di Gesù, vissuto e morto per gli altri. Certo adesso qualche mente illuminata potrà obbiettare, o qualche benpensante gridare allo scandalo "questo stolto scribacchino vuole paragonare l'alta opera di nostro Signore alle minime gesta seppur nobili di noi comuni mortali". Miei cari lunge da me tale paragone, il mio esempio vuole solo ricordare che già c'è stato chi ha amato incondizionatamente e per questo ha pagato, e sono sicuro che la storia si ripeterebbe identica anche nel nostro tempo, solo che noi non siamo più barbari primitivi, non useremmo mai una rozza Croce, ma molto probabilmente del nobile tritolo, o peggio ancora uccidendo e umiliando pubblicamente attraverso i media. Lo facciamo tutti i giorni con persone che aiutano il prossimo senza proclamarsi figli di Dio, ma solo per la loro diversità li guardiamo con derisione e cinismo, figurarsi verso qualcuno che si definisce figlio di Dio…sarebbe un pazzo! Un capolavoro della letteratura mondiale, narra di un eventuale ritorno di Gesù in terra nel periodo dell'inquisizione spagnola e di come viene accolto dall'inquisitore stesso:

 

 - "Sei Tu, sei Tu?" - Ma, non ricevendo risposta, aggiunge rapidamente: - "Non rispondere, taci. E che potresti dire? So troppo bene quel che puoi dire. Del resto, non hai il diritto di aggiunger nulla a quello che Tu già dicesti una volta. Perché sei venuto a disturbarci? Sei infatti venuto a disturbarci, lo sai anche Tu. Ma sai che cosa succederà domani? Io non so chi Tu sia, e non voglio sapere se Tu sia Lui o soltanto una Sua apparenza, ma domani stesso io Ti condannerò e Ti farò ardere sul rogo, come il peggiore degli eretici, e quello stesso popolo che oggi baciava i Tuoi piedi si slancerà domani, a un mio cenno, ad attizzare il Tuo rogo, lo sai? Sí, forse Tu lo sai", - aggiunse, profondamente pensoso, senza staccare per un attimo lo sguardo dal suo Prigioniero."

 

Naturalmente si sta parlando di F. M. Dostoevskij e del suo capolavoro I fratelli Karamazov. Come si nota da questo piccolo riferimento la chiesa stessa rinnega il suo Dio, cosa altro può portare ora la sua presenza se no scompiglio all'ordine costituito? Ed è così per queste persone che donano tutto se stessi per gli altri al punto di danneggiare loro stessi, e credetemi signori non parlo di favole, ma di uomini come me e voi. E cosa hanno in cambio queste persone, solo attacchi e insulti, sbeffeggiati come l'inquisitore di Dostoevskij sbeffeggiava il Prigioniero, perché come quest'ultimo, scomodi. Ma non sarà questo a fermare questi animi, perché ben consci che l'intolleranza è parte integrante del cammino da loro scelto, tenderanno sempre la loro mano per quante volte verrà morsa, perché sanno come diceva un noto supereroe " da un grande potere, deriva una grande responsabilità" e qui si parla del potere della consapevolezza che il mondo si può cambiare, quindi queste persone sono responsabile davanti alla loro stessa consapevolezza. Molti di voi non capiranno leggendo questo articolo il suo nesso con una rivista di arti marziali, ma a molti altri sarà tutto chiaro, sarà chiaro a tutte quelle persone che nella vita hanno avuto la fortuna di incontrare questi uomini. Questo articolo va a loro che sanno e a quelli che verranno. Vi lascio con le monumentali parole di un grande uomo: 

 

"Alcuni uomini vedono le cose per quello che sono state e ne spiegano il perchè. Io sogno cose che ancora devono venire e dico, perchè no."   Robert Kennedy

 

 

   

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