|
Il
variegato mondo del Kung Fu ci fa
incontrare personaggi a volte quasi
mitologici, i cui modi di essere e di
fare ispirano memorabili racconti
leggendari. Come ogni leggenda che si
rispetti, ogni riferimento ad
avvenimenti e/o persone è puramente
casuale, ed è solo frutto di una
scherzosa fantasia!
“L’IMPERATORE
SENZA IMPERO”:
A
OTTO: IMPERATORE SENZA IMPERO
Cantami
o Diva, dei peli di Otto
che
al mattino, svegliato da un botto,
si
tagliava con un rasoio vecchio e tutto
rotto
e
dal dolore si pisciava sotto!
Fiero,
con il volto pieno di cerotti,
a
se radunò i soldati suoi stolti.
“Oh
miei prodi, i miei peli son tolti,
or
tocca a voi, che il sangue esca a
fiotti!”
Ma
i paladini, che tenevan ai loro vólti,
di
nascosto fuggiron sul loro destriero
e
non appena lontano si furon dissolti,
proclamaron
Otto Imperator senza Impero.
INTRODUZIONE
LE
ORIGINI DELL’IMPERATORE
Quale incipit più epico di
questo poteva introdurre la storia di
Otto I e del suo Impero: una storia
struggente, drammatica, esaltante ed
irripetibile che si tramanda di
generazione in generazione.
In un tempo molto lontano la
pace sul grande continente Kung era
garantita da una congregazione formata
dai più forti ed abili guerrieri di
tutti i regni.
La leggenda narra che Otto I
ebbe i natali a Cason del Magna Magna,
piccola cittadina rurale del brumoso
regno von Longobardien, terra fertile
abitata da un popolo industrioso.
La madre, soprannominata
“donna Beppa laboriosa”, rimase
vedova molto presto e dovette
provvedere alla numerosa famiglia
lavorando tutti i giorni dalla mattina
alla sera per il loro sostentamento;
per questo motivo venne soprannominata
“laboriosa”. Il piccolo Otto
sentendo molto spesso chiamare la
madre con questo appellativo, travisò
sin dalla prima infanzia il vero
significato della parola
trasformandola in “la boriosa“.
Volendo così emulare le gesta della
madre, ammirata da tutto il paese,
Otto I crebbe coltivando dentro di sé
la sua tipica boria che ha poi
contraddistinto e segnato le sue
epiche gesta. Autorevoli fonti
testimoniano che si laureò alla
giovane età di 20 anni in Retorica e
Sofismi prendendo il massimo dei voti,
ossia 110 e lode con bacio accademico
sulla bocca da parte del ottantenne
Rettore dell’Università degli Studi
della Magnococca.
CAPITOLO
1
OTTO
I, RE VON LONGOBARDIEN
Ma alla leggenda lasciò presto posto la storia che cominciò
nell’anno 8 a.O..
Dopo anni di gavetta e sacrifici il
giovane Otto, arruolato
nell’esercito del re, divenne nel
corso degli anni grazie alle sue
abilità oratorie un generale
dell’esercito von Longobardien
e dell’intera congregazione.
Da
generale Otto ebbe i primi incarichi
importanti, che fecero crescere a
dismisura la sua autostima, al punto
da ideare all’interno della
congregazione stessa una propria
organizzazione, fatta da molti
volontari ed alcuni mercenari. Infatti
nella congregazione a causa di invidie
e di smania per il potere, si stavano
creando delle fazioni pericolose per
l’ordine pubblico dei regni. Otto I,
che all’epoca nutriva ancora i sani
ideali di libertà, uguaglianza e
fraternità, cominciò a radunare
attorno a sé i suoi più fedeli
collaboratori ed alcuni potenti
generali. Si arrivò così al fatidico
anno 8 a.O.,
quando una rivolta
all’interno della congregazione fece
cadere il comandante supremo,
generando un lungo periodo di semi
anarchia. Otto I stanco della
situazione e preoccupato per sorti
dell’intero continente, si proclamò
generale supremo di quella che chiamò
FAEDO, ossia
Federazione Amica Eternamente
Devota a Otto. Nonostante
l’eccessiva auto-celebrazione che
ben si poteva comprendere leggendo il
nome del gruppo, molti guerrieri e
condottieri importanti vi presero
parte, credendo e sperando di
ricostituire un esercito unito e senza
macchia che potesse ristabilire gli
equilibri all’interno della
congregazione, facendosi nuovamente
garante per la sicurezza e la pace sul
continente.
La
federazione, appoggiata da molti
regnanti, era formata da forti e abili
guerrieri dallo spirito indomabile che giravano nei i vari regni per
riparare i torti e per rendere
giustizia ai più deboli. Fra questi
uomini esisteva rispetto e fratellanza
alimentati dal loro senso di giustizia
e dalla loro comune passione per le
arti belliche. Non esistevano nè
primi nè secondi, non esistevano
ricchi e poveri, non esistevano
orgoglio e pregiudizio; tutti erano
sullo stesso piano e la gente li
prendeva ad esempio, additandoli come
uomini forti e giusti.
Cominciarono
ben presto a crearsi dei nemici,
soprattutto fra le varie fazioni della
confraternita che ambivano a salire al
potere dei propri regni.
Otto
I, fiero del suo gruppo, si gongolava
spesso nell’impresa da lui promossa
e costruita, ed essendo di natura
ambiziosa cominciava a fantasticare un
futuro sempre più da protagonista,
rimanendo per maggior parte del tempo
nel suo studio a sognare, mentre i
suoi soldati e collaboratori giravano
per il continente a svolgere il loro
compito.
Se la fortuna aiuta gli audaci, allora ogni tanto aiuta anche
chi non lo è: infatti fra un sogno e
l’altro accadde che Otto I si trovò
presso il castello del re von
Longobardien per chiedere al primo
Ministro reale, Sbarbatello, una
settimana di riposo perché tutte le
sue fantasie lo avevano stancato.
Decise quindi di recarsi in Lidia, in
un luogo caldo sulla costa occidentale
della penisola anatolica, sicuro che
il re gli avrebbe accordato il periodo
di riposo. Ma proprio mentre stava
entrando nell’ufficio del primo
Ministro, si
sentì un rumore sordo e delle
grida lancinanti provenire dal grande
atrio del trono reale. Otto I,
preoccupato che fosse successo
qualcosa di grave (in questo caso
avrebbe rischiato di non ottenere la
vacanza), si recò velocemente
nell’atrio reale correndo
all’impazzata sulla lunga rampa di
gradini che conducevano alla sala del
trono. Entrato rimase impaurito ed
esterrefatto: il generale Anakin aveva
attentato alla vita del re ferendolo
mortalmente con un colpo di lancia; ma
per sua sfortuna rimase trapassato dalla
sua stessa arma per esserci scivolato
sopra a causa della cera passata dalla
servitù sul pavimento antistante il
trono reale.
Otto I, giunto affaticato ed ansimante davanti al trono del
re, impressionato alla vista del
sangue,
svenne casualmente sul trono.
Secondo un’antica tradizione del
regno, se un re moriva senza eredi, si
sarebbe dovuto affidare il titolo al
primo pretendente che combattendo con
gli altri, si sarebbe seduto sul
trono. Non appena il primo Ministro
insieme a tutti gli altri entrarono
nell’atrio del misfatto, vuoi per il
pericolo che qualche seguace di Anakin
rivendicasse il trono, vuoi per
rispettare la tradizione, nominarono
Otto I re von Longobardien. A
Sbarbatello non sembrò vero di poter
cogliere con un piccione ben tre fave:
infatti, grazie alle opere svolte dal
gruppo FAEDO, Otto I godeva della
simpatia del popolo, che acclamò il
nuovo re a gran voce, inoltre con Otto
I e con la morte del generale Anakin
le varie fazioni ribelli si sarebbero
sedate per un bel po’ di tempo
garantendo una certa stabilità ed
infine, sfruttando la vena utopica e
sognatrice di Otto I, ma anche la sua
inesperienza, il primo Ministro
Sbarbatello avrebbe potuto tenere da
dietro le quinte le redini del regno,
giostrandole a proprio beneficio.
Incoronato re, con la scusa delle tante responsabilità per
l’investitura inattesa e per
studiare le strategie come governare
al meglio il suo regno, Otto I decise che doveva
recarsi in Lidia per un mese in modo
da ricaricarsi di energia e risolvere
i problemi del regno. Una volta
arrivato in Lidia, Otto I con il
pretesto che la Lidia andava bene solo
per distrarsi una settimana, decise di
visitare ben altri lidi, attraversando
il grande Mare Nostrum in modo da
conoscere nuove terre e fare nuove esperienze
con cui confrontarsi. Così dopo la Lidia,
trascorse diversi giorni a Fatma nelle
torride terre desertiche del sud, da lì
approdò a Carmelona sull’isola
Giardini Nixon ed infine giunse a
MarYsol nella lussureggiante costa
Brava, rimanendovi due settimane. Al
suo ritorno, ebbro di energia, Otto I
trovò il primo Ministro ingrassato di
30 chili, con tre ville al lago e due
in montagna. Quindi, per il bene del popolo,
Otto I affidò alla ditta
“Sbarbatello & Family”
l’appalto per la ricostruzione del
palazzo reale corredato di tutti i
comfort possibili, diffondendo nel
regno un nuovo motto “ solo il re
che sta bene, può far star bene il
suo popolo”.
...
continua! |