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L'Imperatore senza Impero 

(by Matt & Razzo)

(quinta parte)

 

INTRODUZIONE E PRIMO CAPITOLO

 

Il variegato mondo del Kung Fu ci fa incontrare personaggi a volte quasi mitologici, i cui modi di essere e di fare ispirano memorabili racconti leggendari. Come ogni leggenda che si rispetti, ogni riferimento ad avvenimenti e/o persone è puramente casuale, ed è solo frutto di una scherzosa fantasia!

 

 “L’IMPERATORE SENZA IMPERO”:

 

A OTTO: IMPERATORE SENZA IMPERO  

Cantami o Diva, dei peli di Otto

che al mattino, svegliato da un botto,

si tagliava con un rasoio vecchio e tutto rotto

e dal dolore si pisciava sotto!

 

Fiero, con il volto pieno di cerotti,

a se radunò i soldati suoi stolti.

“Oh miei prodi, i miei peli son tolti,

or tocca a voi, che il sangue esca a fiotti!”

 

Ma i paladini, che tenevan ai loro vólti,

di nascosto fuggiron sul loro destriero

e non appena lontano si furon dissolti,

proclamaron Otto Imperator senza Impero.

 

 

INTRODUZIONE

 LE ORIGINI DELL’IMPERATORE

  Quale incipit più epico di questo poteva introdurre la storia di Otto I e del suo Impero: una storia struggente, drammatica, esaltante ed irripetibile che si tramanda di generazione in generazione.

  In un tempo molto lontano la pace sul grande continente Kung era garantita da una congregazione formata dai più forti ed abili guerrieri di tutti i regni.

  La leggenda narra che Otto I ebbe i natali a Cason del Magna Magna, piccola cittadina rurale del brumoso regno von Longobardien, terra fertile abitata da un popolo industrioso.

  La madre, soprannominata “donna Beppa laboriosa”, rimase vedova molto presto e dovette provvedere alla numerosa famiglia lavorando tutti i giorni dalla mattina alla sera per il loro sostentamento; per questo motivo venne soprannominata “laboriosa”. Il piccolo Otto sentendo molto spesso chiamare la madre con questo appellativo, travisò sin dalla prima infanzia il vero significato della parola trasformandola in “la boriosa“. Volendo così emulare le gesta della madre, ammirata da tutto il paese, Otto I crebbe coltivando dentro di sé la sua tipica boria che ha poi contraddistinto e segnato le sue epiche gesta. Autorevoli fonti testimoniano che si laureò alla giovane età di 20 anni in Retorica e Sofismi prendendo il massimo dei voti, ossia 110 e lode con bacio accademico sulla bocca da parte del ottantenne Rettore dell’Università degli Studi della Magnococca.

   

CAPITOLO 1

OTTO I, RE VON LONGOBARDIEN

 Ma alla leggenda lasciò presto posto la storia che cominciò nell’anno 8 a.O.[1]. Dopo anni di gavetta e sacrifici il giovane Otto, arruolato nell’esercito del re, divenne nel corso degli anni grazie alle sue abilità oratorie un generale dell’esercito von Longobardien  e dell’intera congregazione.

Da generale Otto ebbe i primi incarichi importanti, che fecero crescere a dismisura la sua autostima, al punto da ideare all’interno della congregazione stessa una propria organizzazione, fatta da molti volontari ed alcuni mercenari. Infatti nella congregazione a causa di invidie e di smania per il potere, si stavano creando delle fazioni pericolose per l’ordine pubblico dei regni. Otto I, che all’epoca nutriva ancora i sani ideali di libertà, uguaglianza e fraternità, cominciò a radunare attorno a sé i suoi più fedeli collaboratori ed alcuni potenti generali. Si arrivò così al fatidico anno 8 a.O.,  quando una rivolta all’interno della congregazione fece cadere il comandante supremo, generando un lungo periodo di semi anarchia. Otto I stanco della situazione e preoccupato per sorti dell’intero continente, si proclamò generale supremo di quella che chiamò FAEDO, ossia  Federazione Amica Eternamente Devota a Otto. Nonostante l’eccessiva auto-celebrazione che ben si poteva comprendere leggendo il nome del gruppo, molti guerrieri e condottieri importanti vi presero parte, credendo e sperando di ricostituire un esercito unito e senza macchia che potesse ristabilire gli equilibri all’interno della congregazione, facendosi nuovamente garante per la sicurezza e la pace sul continente.

La federazione, appoggiata da molti regnanti, era formata da forti e abili guerrieri  dallo spirito indomabile che giravano nei i vari regni per riparare i torti e per rendere giustizia ai più deboli. Fra questi uomini esisteva rispetto e fratellanza alimentati dal loro senso di giustizia e dalla loro comune passione per le arti belliche. Non esistevano nè primi nè secondi, non esistevano ricchi e poveri, non esistevano orgoglio e pregiudizio; tutti erano sullo stesso piano e la gente li prendeva ad esempio, additandoli come uomini forti e giusti.

Cominciarono ben presto a crearsi dei nemici, soprattutto fra le varie fazioni della confraternita che ambivano a salire al potere dei propri regni.

Otto I, fiero del suo gruppo, si gongolava spesso nell’impresa da lui promossa e costruita, ed essendo di natura ambiziosa cominciava a fantasticare un futuro sempre più da protagonista, rimanendo per maggior parte del tempo nel suo studio a sognare, mentre i suoi soldati e collaboratori giravano per il continente a svolgere il loro compito.

 Se la fortuna aiuta gli audaci, allora ogni tanto aiuta anche chi non lo è: infatti fra un sogno e l’altro accadde che Otto I si trovò presso il castello del re von Longobardien per chiedere al primo Ministro reale, Sbarbatello, una settimana di riposo perché tutte le sue fantasie lo avevano stancato. Decise quindi di recarsi in Lidia, in un luogo caldo sulla costa occidentale della penisola anatolica, sicuro che il re gli avrebbe accordato il periodo di riposo. Ma proprio mentre stava entrando nell’ufficio del primo Ministro, si  sentì un rumore sordo e delle grida lancinanti provenire dal grande atrio del trono reale. Otto I, preoccupato che fosse successo qualcosa di grave (in questo caso avrebbe rischiato di non ottenere la vacanza), si recò velocemente nell’atrio reale correndo all’impazzata sulla lunga rampa di gradini che conducevano alla sala del trono. Entrato rimase impaurito ed esterrefatto: il generale Anakin aveva attentato alla vita del re ferendolo mortalmente con un colpo di lancia; ma per sua sfortuna rimase trapassato dalla sua stessa arma per esserci scivolato sopra a causa della cera passata dalla servitù sul pavimento antistante il trono reale.

 Otto I, giunto affaticato ed ansimante davanti al trono del re, impressionato alla vista del sangue,  svenne casualmente sul trono. Secondo un’antica tradizione del regno, se un re moriva senza eredi, si sarebbe dovuto affidare il titolo al primo pretendente che combattendo con gli altri, si sarebbe seduto sul trono. Non appena il primo Ministro insieme a tutti gli altri entrarono nell’atrio del misfatto, vuoi per il pericolo che qualche seguace di Anakin rivendicasse il trono, vuoi per rispettare la tradizione, nominarono Otto I re von Longobardien. A Sbarbatello non sembrò vero di poter cogliere con un piccione ben tre fave: infatti, grazie alle opere svolte dal gruppo FAEDO, Otto I godeva della simpatia del popolo, che acclamò il nuovo re a gran voce, inoltre con Otto I e con la morte del generale Anakin le varie fazioni ribelli si sarebbero sedate per un bel po’ di tempo garantendo una certa stabilità ed infine, sfruttando la vena utopica e sognatrice di Otto I, ma anche la sua inesperienza, il primo Ministro Sbarbatello avrebbe potuto tenere da dietro le quinte le redini del regno, giostrandole a proprio beneficio.

 Incoronato re, con la scusa delle tante responsabilità per l’investitura inattesa e per studiare le strategie come governare al meglio il suo regno, Otto I  decise che doveva recarsi in Lidia per un mese in modo da ricaricarsi di energia e risolvere i problemi del regno. Una volta arrivato in Lidia, Otto I con il pretesto che la Lidia andava bene solo per distrarsi una settimana, decise di visitare ben altri lidi, attraversando il grande Mare Nostrum in modo da conoscere nuove terre e fare nuove esperienze  con cui confrontarsi. Così dopo la Lidia, trascorse diversi giorni a Fatma nelle torride terre desertiche del sud, da lì approdò a Carmelona sull’isola Giardini Nixon ed infine giunse a MarYsol nella lussureggiante costa Brava, rimanendovi due settimane. Al suo ritorno, ebbro di energia, Otto I trovò il primo Ministro ingrassato di 30 chili, con tre ville al lago e due in montagna. Quindi, per il bene del popolo, Otto I affidò alla ditta “Sbarbatello & Family” l’appalto per la ricostruzione del palazzo reale corredato di tutti i comfort possibili, diffondendo nel regno un nuovo motto “ solo il re che sta bene, può far star bene il suo popolo”.



[1] a.O.: ante Otto, si suole porre come anno zero l’anno in cui si costituì l’Impero di Otto I

 

 

 

 

... continua!

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