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Intervista al M° Lazzarini

 

(by Alfredo Luasi - 11 maggio 2010)

 

 

Complimenti per il coraggio, non è da tutti ammettere i propri errori e soprattutto avere la forza di renderli pubblici, guadarsi dentro con onestà credo sia la cosa più difficile per l’essere umano. La sua sincerità nel rispondermi forse sarà d’aiuto e d’esempio a tanti maestri ed allievi che leggono il Corriere. Ma torniamo al presente, di certo la notizia dell’anno è stato il suo radicale trasferimento, vita privata e scuola, da Bolzano a Montelupone (MC). Mi domando e credo tutti i lettori del Corriere, cosa può spingere un uomo, non solo a lasciare la propria terra natia dove ha vissuto per più di quarant’anni, ma soprattutto quale possono esser mai le motivazioni che l’hanno spinta di punto in bianco a lasciare le sue attività, centro benessere e soprattutto una scuola che negli anni a Bolzano ha acquistato un’importanza notevole, non solo per numeri, ma anche per qualità.

La domanda di fondo è questa cosa l’ha spinta a cancellare di punto in bianco un così notevole lavoro e i suoi allievi?

Questa domanda va a toccare corde molto delicate. Mi scuso con i lettori se sembrerò così prolisso, ma domande così profonde che vanno a sollecitare l’intimo dell’uomo, per forza di cose prevedono lunghe risposte, giacché spesso e volentieri trovano il loro senso nel passato. Quindi una risposta esaustiva a questo tipo di domanda non si può esaurire nel presente, ma ancora una volta va ricercata nel passato, nel mio passato.

Deve sapere che io sono cresciuto con i miei nonni, i miei genitori causa impegni di lavoro erano fuori tutta la giornata. Cresci immerso in una mentalità ancora più profondamente tradizionale rispetto a quella dei propri genitori, soprattutto cresci in una città, dove l’essere italiano non conta niente. Cresci in un ambiente che subito ti fa conoscere il conflitto, nasci in un territorio dove ci sono due gruppi, i sud-tirolesi e gli italiani. Due gruppi culturalmente diversi tra loro, diversità che non può non generare un conflitto, e tu ti trovi fin da bambino a vivere questo conflitto, vivere questa diversità: o sei guelfo o sei ghibellino. Senza contare che l’appartenenza a un gruppo rispetto che a un altro è solo casuale, dipende dalla nascita. La diversità, il discrimine che avviene solo per nascita è la peggior cosa che possa esistere mi creda. Ma torniamo a noi.

In questa divisione l’italiano ha un valore, un’importanza pari a zero; il sudtirolese considera l’italiano l’invasore che arriva in Alto Adige solo per sfruttarne le risorse naturali .

Le faccio degli esempi per farle capire come questa rivalità la respiri da sempre.

Lei per esempio è iscritto a una scuola tedesca, va male in italiano, non è considerata una mancanza irreparabile; diversamente, va in una scuola italiana e non va bene in tedesco, è bocciato. Ma continuiamo con gli esempi. Se sei del gruppo di lingua tedesca nel lavoro hai possibilità di far carriera, se sei italiano, o hai degli agganci forti o altrimenti sei tagliato fuori.

A onore del vero, ultimamente qualcosa è cambiato, ma solo perché negli ultimi quarant’anni sono aumentati gli italiani, non la mentalità che ghettizzava gli italiani. Se lei quarant’anni fa decideva di passare le ferie a Bolzano e chiamava dalla Puglia per prenotare un albergo, le avrebbero detto che era tutto occupato.

Anche i programmi scolastici erano diversi, l’approccio politico e sociale alla storia per esempio era invertito, chi per la storia d’Italia è considerato un eroe, per la storia tedesca era un nemico. Lei si rende conto quali ripercussioni può avere sulla formazione di una giovane mente un simile approccio alla storia?

In parole povere un italiano che vive a Bolzano, vive in una situazione di minoranza, nasce in una minoranza e vive in una minoranza, quasi ghettizzata. Quali sono le strade che puoi intraprendere con un panorama così, o ti adegui alle cose o decidi di cambiarle.

Come puoi cambiare le cose? Diventando un politico, e quale politica puoi fare dai noi? Se vuoi cambiare le cose, devi schierarti con la destra, giacché la sinistra è legata alla fazione tedesca (che per altro poi è di destra). Quindi ti schieri con la destra, ma lo stesso puoi fare poco, perché gli italiani sono numericamente inferiori, quindi conti politicamente poco se non nulla.

In questo quadro nasce la mia prima forma di ribellione, proprio in seno alla mia famiglia che è legata alla sinistra. Ma io non lo accettavo, io non riuscivo a capire perché io italiano non contavo nulla in Italia, non capivo perché la regione dove vivevo non si sentisse parte del territorio Italiano. Non so se riesco a trasmetterle la frustrazione che provavo, immagini che in casa sua non sia lei a comandare, ma gli ospiti. Lei nella propria casa non può decidere di nulla.

Quindi sono cresciuto in quest’ambiente socialmente e politicamente difficile, dove vuoi ribellarti e lo fai a tuo modo. Crescendo allora ho deciso di creare un’alternativa, non più solo politica, ma di formazione e educazione. Creo così la mia scuola di Kung fu dove assolutamente non dovevano esistere differenze.

Ma anche in quest’ambito ho capito subito che quelle differenze, quel razzismo intellettuale e sociale non ci avrebbe abbandonato.

Come provincia autonoma hai diritto a dei contributi, ti si da la possibilità di crescere, però che succede, a un' associazione di lingua tedesca viene data una cifra, a quella di lingua italiana un’altra, un' associazione tedesca ha diritto al palazzetto o alla palestra comunale gratuito, noi no, dobbiamo creare scuole private e pagare per il palazzetto.

Agli esordi della scuola andai in provincia a chiedere degli aiuti, mi fu risposto che i numeri erano irrisori, risposi che era giusto e che sarei tornato quando avessi avuto una grande scuola. Siamo diventati grandi sia per numero sia per qualità, il Comune di Bolzano ci chiamava per spettacoli e manifestazioni; allora sono tornato in provincia fiducioso, ma anche stavolta mi è stato risposto che non meritavamo fondi in quanto professionisti. E la rabbia e la frustrazione crescono perché sai che scuole di lingua tedesca hanno accesso a contributi, anche scuole con venti allievi, noi che eravamo arrivati a duecento allievi niente o al più cifre irrisorie, elargite solamente per calmare gli animi.

Diviene difficile così promuovere lo sviluppo, anche perché la nostra arte è poco seguita, di conseguenza non girano neanche troppi sponsor e in compenso le spese sono tante e alte. Pensi la prima volta che abbiamo vinto il campionato nazionale, abbiamo dovuto svolgere cinque tappe in giro per l’Italia, e i conti sono facili da fare, per ogni tappa muova venti ragazzi tra aerei, treni e alberghi, escono delle cifre esorbitanti. Ma la provincia non ti aiuta, a meno che non diventi uno di loro.

Le faccio un esempio banale, ma che lascia intendere come la discriminazione sia radicata fortemente e in ogni ambito lavorativo nella nostra provincia. Deve sapere che la città di Bolzano ogni anno istituisce un premio per gli atleti bolzanini che si distinguono nelle proprie discipline sportive di appartenenza. Laura Perrone, mia allieva, per anni ha vinto tutto quello che c’era da vincere nel mondo del Kung Fu e nel sanda, ma non è mai stata premiata. Decido di chiedere chiarimenti e prendo appuntamento con il vicesindaco, gli espongo la situazione e molto pacatamente mi risponde che Laura non è stata mai premiata in quanto il Kung Fu non è una disciplina Coni. Spiego che Laura è riconosciuta dal Coni in quanto iscritta a un ente di promozione riconosciuto dal Coni. Mi viene risposto che se Laura fosse stata iscritta a un ente di promozione sportiva tedesca sarebbe stata premiata. Capisce l’assurdo, io posso capire che il regolamento del premio prevede solo discipline Coni e non enti di promozioni, ma non posso accettare che il regolamento preveda si gli enti di promozione, ma solo quelli di matrice tedesca, questo per me è discriminazione. Ma non finisce qui, Laura poteva iscriversi all’ente tedesco, ma pagando cinquecento euro d’iscrizione, per cosa poi, avere un riconoscimento che nessun vantaggio portava se non la soddisfazione personale.

Potrei portarle altri mille esempi accumulati in tanti anni di attività, tutti aventi lo stesso comune denominatore, diventi dei nostri e per magia gli ostacoli scompariranno. Non sono mai valuto scendere a compromessi, perché sono italiano e mi sento italiano.

Già dieci anni fai maturai l’idea di mollare Bolzano e la sua subdola e velata forma di razzismo istituzionale, ma ti ritrovi con una moglie, tre figlie, un’attività e una scuola, praticamente hai tutto li, la tua vita è interamente impregnata a Bolzano, allora ti imponi di resistere per non sradicare dalla loro vita tua moglie e le tue figlie, per non perdere gli allievi legati a te. Dentro di me però soffrivo l’impotenza di dover subire quel posto e quel destino. Il punto di non ritorno è arrivato quando la destra italiana vince le elezioni alle comunali, le lascio immaginare la mia gioia, avevo visto in questo il cambiamento, la possibilità di esser di nuovo padroni in casa nostra, finalmente a Bolzano erano gli italiani a decidere del proprio paese, era giunto anche per noi il diritto dell’essere italiani che vivono l’Italia. Ma questa gioia durò solo cinquanta giorni, infatti, non si sa come cade la giunta e il sindaco. Questo evento ha rotto qualcosa in me, quel desiderio che nutrivo da anni di andar via all’improvviso diveniva impellente necessità, avevo capito che non contavamo niente e sempre saremmo rimasti una minoranza, e ormai ero troppo stanco di combattere.

Allora decido di andare via sul serio, non avevo nemmeno più gli obblighi che mi trattennero dieci anni prima, ormai le mie figlie erano grandi. Libero da impedimenti familiari, decido di trovare un posto dove isolarmi e vivere in pace. Aspetto l’occasione giusta e alla fine arriva e mi trasferisco a Montelupone.

Questo non significa che è stato facile, anzi è stata una scelta molto più sofferta di quanto credessi, ancora oggi nella felicità della quotidianità che ora vivo con le persone care che mi hanno seguito, sento il peso di questa scelta.

C’è una differenza rispetto a prima ora sono felice. "

La ringrazio per la sua sincerità e schiettezza, ma c’è ancora un punto su questo argomento che mi lascia perplesso, credo sia infinitamente triste lasciare i propri allievi, quindi mi chiedo come è riuscito dopo tanti anni ad allontanarsi dagli allievi che si è cresciuto?

"Sono sicuramente uscito sconfitto da questa situazione, per due motivi. Il primo per non esser riuscito a cambiare la situazione spiegata precedentemente, secondo ho sempre promesso ai miei allievi che ci sarei stato ed invece non ci sono più. "

Capisco. Lasciamo la sfera personale del personaggio Corrado Lazzarini e cominciamo ad indagarne quella politica.

Molti suoi avversari hanno interpretato il suo allontanamento da Bolzano come una sconfitta, quasi una fuga. Come risponde a queste persone? Vorrei ricordare che qui parliamo di sconfitta politica e non a quello a cui si riferiva lei poco fa.

Continua...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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