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Complimenti
per il coraggio, non è da tutti ammettere i propri errori
e soprattutto avere la forza di renderli pubblici,
guadarsi dentro con onestà credo sia la cosa più
difficile per l’essere umano. La sua sincerità nel
rispondermi forse sarà d’aiuto e d’esempio a tanti
maestri ed allievi che leggono il Corriere. Ma torniamo al
presente, di certo la notizia dell’anno è stato il suo
radicale trasferimento, vita privata e scuola, da Bolzano
a Montelupone (MC). Mi domando e credo tutti i lettori del
Corriere, cosa può spingere un uomo, non solo a lasciare
la propria terra natia dove ha vissuto per più di
quarant’anni, ma soprattutto quale possono esser mai le
motivazioni che l’hanno spinta di punto in bianco a
lasciare le sue attività, centro benessere e soprattutto
una scuola che negli anni a Bolzano ha acquistato
un’importanza notevole, non solo per numeri, ma anche
per qualità.
La
domanda di fondo è questa cosa l’ha spinta a cancellare
di punto in bianco un così notevole lavoro e i suoi
allievi?
“Questa
domanda va a toccare corde molto delicate. Mi scuso con i
lettori se sembrerò così prolisso, ma domande così
profonde che vanno a sollecitare l’intimo dell’uomo,
per forza di cose prevedono lunghe risposte, giacché
spesso e volentieri trovano il loro senso nel passato.
Quindi una risposta esaustiva a questo tipo di domanda non
si può esaurire nel presente, ma ancora una volta va
ricercata nel passato, nel mio passato.
Deve
sapere che io sono cresciuto con i miei nonni, i miei
genitori causa impegni di lavoro erano fuori tutta la
giornata. Cresci immerso in una mentalità ancora più
profondamente tradizionale rispetto a quella dei propri
genitori, soprattutto cresci in una città, dove
l’essere italiano non conta niente. Cresci in un
ambiente che subito ti fa conoscere il conflitto, nasci in
un territorio dove ci sono due gruppi, i sud-tirolesi e
gli italiani. Due gruppi culturalmente diversi tra loro,
diversità che non può non generare un conflitto, e tu ti
trovi fin da bambino a vivere questo conflitto, vivere
questa diversità: o sei guelfo o sei ghibellino. Senza
contare che l’appartenenza a un gruppo rispetto che a un
altro è solo casuale, dipende dalla nascita. La diversità,
il discrimine che avviene solo per nascita è la peggior
cosa che possa esistere mi creda. Ma torniamo a noi.
In
questa divisione l’italiano ha un valore,
un’importanza pari a zero; il sudtirolese considera
l’italiano l’invasore che arriva in Alto Adige solo
per sfruttarne le risorse
naturali .
Le
faccio degli esempi per farle capire come questa rivalità
la respiri da sempre.
Lei
per esempio è iscritto a una scuola tedesca, va male in
italiano, non è considerata una mancanza irreparabile;
diversamente, va in una scuola italiana e non va bene in
tedesco, è bocciato. Ma continuiamo con gli esempi. Se
sei del gruppo di lingua tedesca nel lavoro hai possibilità
di far carriera, se sei italiano, o hai degli agganci
forti o altrimenti sei tagliato fuori.
A
onore del vero, ultimamente qualcosa è cambiato, ma solo
perché negli ultimi quarant’anni sono aumentati gli
italiani, non la mentalità che ghettizzava gli italiani.
Se lei quarant’anni fa decideva di passare le ferie a
Bolzano e chiamava dalla Puglia per prenotare un albergo,
le avrebbero detto che era tutto occupato.
Anche
i programmi scolastici erano diversi, l’approccio
politico e sociale alla storia per esempio era invertito,
chi per la storia d’Italia è considerato un eroe, per
la storia tedesca era un nemico. Lei si rende conto quali
ripercussioni può avere sulla formazione di una giovane
mente un simile approccio alla storia?
In
parole povere un italiano che vive a Bolzano, vive in una
situazione di minoranza, nasce in una minoranza e vive in
una minoranza, quasi ghettizzata. Quali sono le strade che
puoi intraprendere con un panorama così, o ti adegui alle
cose o decidi di cambiarle.
Come
puoi cambiare le cose? Diventando un politico, e quale
politica puoi fare dai noi? Se vuoi cambiare le cose, devi
schierarti con la destra, giacché la sinistra è legata
alla fazione tedesca (che per altro poi è di destra).
Quindi ti schieri con la destra, ma lo stesso puoi fare
poco, perché gli italiani sono numericamente inferiori,
quindi conti politicamente poco se non nulla.
In
questo quadro nasce la mia prima forma di ribellione,
proprio in seno alla mia famiglia che è legata alla
sinistra. Ma io non lo accettavo, io non riuscivo a capire
perché io italiano non contavo nulla in Italia, non
capivo perché la regione dove vivevo non si sentisse
parte del territorio Italiano. Non so se riesco a
trasmetterle la frustrazione che provavo, immagini che in
casa sua non sia lei a comandare, ma gli ospiti. Lei nella
propria casa non può decidere di nulla.
Quindi
sono cresciuto in quest’ambiente socialmente e
politicamente difficile, dove vuoi ribellarti e lo fai a
tuo modo. Crescendo allora ho deciso di creare
un’alternativa, non più solo politica, ma di formazione
e educazione. Creo così la mia scuola di Kung fu dove
assolutamente non dovevano esistere differenze.
Ma
anche in quest’ambito ho capito subito che quelle
differenze, quel razzismo intellettuale e sociale non ci
avrebbe abbandonato.
Come
provincia autonoma
hai diritto a
dei contributi, ti si da la possibilità di crescere, però
che succede, a un'
associazione di lingua tedesca viene data una cifra, a
quella di lingua italiana un’altra, un'
associazione tedesca ha diritto al palazzetto o alla
palestra comunale
gratuito,
noi no, dobbiamo creare scuole private e pagare per il
palazzetto.
Agli
esordi della scuola andai in provincia a chiedere degli
aiuti, mi fu risposto che i numeri erano irrisori, risposi
che era giusto e che sarei tornato quando avessi avuto una
grande scuola. Siamo diventati grandi sia per numero sia
per qualità, il Comune di Bolzano ci chiamava
per spettacoli e manifestazioni; allora sono tornato in
provincia fiducioso, ma anche stavolta mi è stato
risposto che non meritavamo
fondi in quanto professionisti. E la rabbia e la
frustrazione crescono perché sai che scuole di lingua
tedesca hanno accesso a contributi, anche scuole con venti
allievi, noi che eravamo arrivati a duecento allievi
niente o al più cifre irrisorie, elargite solamente per
calmare gli animi.
Diviene
difficile così promuovere lo sviluppo, anche perché la
nostra arte è poco seguita, di conseguenza non girano
neanche troppi sponsor e in compenso le spese sono tante e
alte. Pensi la prima volta che abbiamo vinto il campionato
nazionale, abbiamo dovuto svolgere cinque tappe in giro
per l’Italia, e i conti sono facili da fare, per ogni
tappa muova venti ragazzi tra aerei, treni e alberghi,
escono delle cifre esorbitanti. Ma la provincia non ti
aiuta, a
meno che non
diventi uno di loro.
Le
faccio un esempio banale, ma che lascia intendere come la
discriminazione sia
radicata
fortemente e in ogni ambito lavorativo nella nostra
provincia. Deve sapere che la città di Bolzano ogni anno
istituisce un premio per gli atleti bolzanini che si
distinguono nelle proprie discipline sportive di
appartenenza. Laura Perrone, mia allieva, per anni ha
vinto tutto quello che c’era da vincere nel mondo del Kung
Fu
e nel sanda, ma non è mai stata premiata. Decido di
chiedere chiarimenti e prendo appuntamento con il
vicesindaco, gli espongo la situazione e molto pacatamente
mi risponde che Laura non è stata mai premiata in quanto
il Kung Fu non è una disciplina Coni. Spiego che Laura è
riconosciuta dal Coni in quanto iscritta a un ente di
promozione riconosciuto dal Coni. Mi viene risposto che se
Laura fosse stata iscritta a un ente di promozione
sportiva tedesca sarebbe stata premiata. Capisce
l’assurdo, io posso capire che il regolamento del premio
prevede solo discipline Coni e non enti di promozioni, ma
non posso accettare che il regolamento preveda si gli enti
di promozione, ma solo
quelli di
matrice tedesca, questo per me è discriminazione. Ma non
finisce qui, Laura poteva iscriversi all’ente tedesco,
ma pagando cinquecento euro d’iscrizione, per cosa poi,
avere un riconoscimento che nessun vantaggio portava se
non la soddisfazione personale.
Potrei
portarle altri mille esempi accumulati in tanti anni di
attività, tutti aventi lo stesso comune denominatore,
diventi dei nostri e per magia gli ostacoli scompariranno.
Non sono mai valuto scendere a compromessi, perché sono
italiano e mi sento italiano.
Già
dieci anni fai maturai l’idea di mollare Bolzano e la
sua subdola e velata forma di razzismo istituzionale, ma
ti ritrovi con una moglie, tre figlie, un’attività e
una scuola, praticamente hai tutto li, la tua vita è
interamente impregnata a Bolzano, allora ti imponi di
resistere per non sradicare dalla loro vita tua moglie e
le tue figlie, per non perdere gli allievi legati a te.
Dentro di me però soffrivo l’impotenza di dover subire
quel posto e quel destino. Il punto di non ritorno è
arrivato quando
la destra italiana vince le elezioni alle comunali, le
lascio immaginare la mia gioia, avevo
visto in questo il cambiamento, la possibilità di esser
di nuovo padroni in casa nostra, finalmente a Bolzano
erano gli italiani a decidere del proprio paese, era
giunto anche per noi il diritto dell’essere
italiani che vivono l’Italia. Ma questa gioia durò solo
cinquanta giorni, infatti, non si sa come cade la giunta e
il sindaco. Questo evento ha rotto qualcosa in me, quel
desiderio che nutrivo da anni di andar via
all’improvviso diveniva impellente necessità, avevo
capito che non contavamo niente e sempre saremmo rimasti
una minoranza, e ormai ero troppo stanco di combattere.
Allora
decido di andare via sul serio, non avevo nemmeno più gli
obblighi che mi trattennero dieci anni prima, ormai le mie
figlie erano grandi. Libero da impedimenti familiari,
decido di trovare un posto dove isolarmi e vivere in pace.
Aspetto l’occasione giusta e alla fine arriva e mi
trasferisco a Montelupone.
Questo
non significa che è stato facile, anzi è stata una
scelta molto più sofferta di quanto credessi, ancora oggi
nella felicità della quotidianità che ora vivo con le
persone care che mi hanno seguito, sento il peso di questa
scelta.
C’è
una differenza rispetto a prima ora sono felice.
"
La
ringrazio per la sua sincerità e schiettezza, ma c’è
ancora un punto su questo argomento che mi lascia
perplesso, credo sia infinitamente triste lasciare i
propri allievi, quindi mi chiedo come è riuscito dopo
tanti anni ad allontanarsi dagli allievi che si è
cresciuto?
"Sono
sicuramente uscito sconfitto da questa situazione, per due
motivi. Il primo per non esser riuscito a cambiare la
situazione spiegata precedentemente, secondo ho sempre
promesso ai miei allievi che ci sarei stato ed invece non
ci sono più.
"
Capisco.
Lasciamo la sfera personale del personaggio Corrado
Lazzarini e cominciamo ad indagarne quella politica.
Molti
suoi avversari hanno interpretato il suo allontanamento da
Bolzano come una sconfitta, quasi una fuga. Come risponde
a queste persone? Vorrei ricordare che qui parliamo di
sconfitta politica e non a quello a cui si riferiva lei
poco fa.
Continua...
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