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Saluto
tutti i lettori del Corriere e la sua
redazione, che ringrazio per lo spazio
concessomi. Per me è un onore entrare
a far parte integrante dei giornalisti
di questo giornale, e ancor più un
onore aprire una rubrica nuova in
qualità opinionista. L’argomento in
voga in questo momento sono i
risultati della gara ungherese Open
International Chan Wu Championship.
Associandomi ai complimenti a tutta la
squadra per i risultati ottenuti,
vorrei dedicare però questo mio primo
intervento al Capitano Laura White
Angel Perrone. Qualcuno potrebbe
obiettare: “ Ma non se ne parla già
abbastanza?” Per quello che ha fatto
e che sta facendo non è mai
abbastanza, basti pensare che a
Budapest nella reception
dell’albergo il giorno prima della
gara i nostri atleti già sentivano
parlare di lei. In queste settimane
abbiamo letto sul Corriere le
vicissitudini della Perrone: atleta o
coach? Forme o combattimento? In
alcuni momenti il rincorrersi di
notizie, supposizioni e novità
sembravano alludere ad un copione già
scritto che vedevano Laura gareggiare
a Budapest. In realtà la decisione è
stata molto più travagliata,
sofferente e difficile; ho avuto modo
di sentire l’atleta marchigiana e di
appurare la sua forza di volontà
nell’essere presente alla gara. A
lei bastava esserci, onorare con la
presenza con l’undicesima
convocazione nella rappresentativa,
impegnandosi al massimo. D’altra
parte l’età non è più quella dei
tempi d’oro quando Laura partecipava
a 13 categorie e gli ori piovevano
copiosi, ma per questa gara,
nonostante la sua condizione precaria,
gareggiare in due categorie di forme
era ancora possibile. Tuttavia proprio
a una settimana dalla gara è emersa
la vera forza di Laura di combattere
non solo sul tappeto ma anche contro
il dolore e il suo stato di forma
arrugginito da mesi di inattività. E
così decide di iscriversi anche nel
Sanda; una scelta coraggiosa, ma
rischiosa, che poteva compromettere
tutta la trasferta ungherese di White
Angel, tanto più che gli atleti
dell’est sono famosi per le loro
qualità di combattenti. Come già
scritto, il suo obiettivo era quello
di esserci e di dare il meglio di sé,
come sempre d’altronde. A dare un
grande aiuto e man forte alla
campionessa italiana è stato il suo
Maestro Corrado Lazzarini, che come
per magia ha estratto dal suo cappello
una delle più belle pagine della
storia dell’atleta monteluponese,
rimettendo in sesto Laura ed
infondendole quella fiducia in se
stessa e nelle sue capacità, talvolta
non ancora del tutto emerse e di cui
la nostra campionessa non è
completamente consapevole. Grazie al
suo cuore e alla sua esperienza la
campionessa ha trovato nuove risorse
che le hanno permesso di portare a
casa un tris di ori da Budapest. Ed è
proprio questa la “magia” di White
Angel che semplice outsider è
risultata l’atleta femminile più
medagliata della manifestazione; senza
considerare che le vittorie sono
arrivate da tre discipline molto
diverse tra loro, Taijiquan, wushu
tradizionale e Sanda, a dimostrazione
della completezza e della versatilità
dell’atleta IBDF. La portacolori
italiana ha onorato così il suo ruolo
di capitano e di trascinatrice della
squadra. Alle volte da un campione
sembra scontato attendersi la
vittoria, mentre una sconfitta è
sempre più eclatante facendo più
notizia; ma ciò che sorprende di
quest’atleta è l’estrema
continuità di risultati che ogni anno
sforna da 11 anni a questa parte. Ci
si dimentica spesso che in una gara
intervengono sempre molteplici fattori
che possono influenzare un risultato o
una prestazione, e quindi vincere più
gare consecutivamente è estremamente
difficile. White Angel invece in
questi anni, ed in particolare
quest’anno, ha dato dimostrazione di
superare ogni circostanza avversa pur
trovando il modo ed il tempo di dar
man forte ai propri compagni.
Laura
è quindi un esempio da seguire per le
nuove leve ed un patrimonio e un
simbolo di tutto il Kung Fu italiano,
noto in Italia e all’estero; e poiché
in giro non sono tante le atelte che
potranno sostituirla, non possiamo
fare altro che chiederle: “
Stupiscici ed emozionaci ancora, White
Angel!”
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