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IL GRILLO GRAFFIANTE DEL WUSHU

 

a cura del M° Giuseppe Autorino

 

Addio Cristian

 

Sono le 19.30 circa del 29 novembre. 

Mi sto preparando con i miei due allievi che hanno partecipato alle gare in Germania per andare a casa del mio amico e socio Giovanni Sandomenico per festeggiare i risultati ottenuti, quando squilla il telefono di casa, rispondo, è Nadja. Dalla voce mi rendo conto che è successo qualcosa di grave e, infatti, le parole pronunciate sono: Giuseppe, Cristian è morto! Che cosa dire? Non c´è assolutamente niente da dire. Si può fare solo una cosa, provare rabbia. Si signori lo so, è stupido, ma io sono incazzato nero, sono cose che succedono lo so, ma io lo stesso sono INCAZZATO nero. Non esiste, non è possibile vivere in un mondo dove un bambino di solo undici anni muore e dove la sua famiglia paga con la povertà il suo diritto a voler restare accanto ad un figlio che di lì a poco potrebbe scomparire per sempre, come poi è stato. Sì, si dirà un domani ci rincontreremo di nuovo tutti nella casa dal Padre e i torti saranno dimenticati, ma questa futura riabilitazione non credo che basti per alleviare un tale simile dolore. Qualcuno dirà adesso Cristian è un angelo, ma io e sicuramente tutta la sua famiglia avremmo preferito vedere il loro figlio uomo. Mi scuso in anticipo se questo mio sfogo offende qualcuno, non è nelle mie intenzioni e poi stavolta non sto scrivendo un articolo, ma come ho detto mi sto sfogando. Sto cercando di esorcizzare attraverso la scrittura il dolore di una perdita, ma soprattutto la rabbia, la rabbia dell´impotenza verso questi avvenimenti, perché se è parzialmente accettabile la morte di un adulto, da parte mia è scandalosamente intollerabile la morte di un bimbo, e non mi riferisco solo a Cristian ma a tutti quei bambini dimenticati a cui viene tolto ogni diritto alla vita. Questa ignobile malattia ha portato Via Cristian, gli ha rubato la gioia della scoperta, di conoscere il mondo, per lui non ci sarà il primo bacio, la prima delusione d´amore, la prima bravata con gli amici, gli è stato rubato il futuro. Io non ho avuto modo di conoscere Cristian, ma mi ritengo fortunato di aver almeno conosciuto la sua storia, il suo coraggio e la sua forza, di come ha affrontato questa dura battaglia. Mi associo totalmente alle parole di Matthew, il suo esempio non lo dimenticheremo mai; come non dobbiamo assolutamente dimenticare che il caso di Cristian si ripete ogni giorno, dobbiamo ricordare e vivere anche per questi ragazzi, apprezzare una vita che diamo per scontata ma a non tutti è concessa di vivere a pieno. 

Per sempre nei nostri cuori, Addio Cristian

 

 

   

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