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Premessa
Dall’apertura
del “Corriere del Wushu”, ho
abituato i miei lettori ad articoli di
critica (negativa o positiva che sia)
rivolti ad un intero sistema e mai
soffermandomi sulle singole figure del
panorama marziale, articoli sempre
strutturati ora come saggi ora come
lettere aperte. Questa volta mi trovo a
stravolgere tutto il mio modo di
scrivere ed impostare un articolo; per
la prima volta mi cimenterò in un
intervista. Anche se l’idea di
intervistare uno dei maggiori atleti di
spicco dell’IBDF era mia, in un primo
tempo avevo pensato di delegare per
l’impresa qualche mio collega della
redazione che già in passato si era
occupato di questo settore. Questa mia
prima scelta era stata dettata da due
fattori: il primo la mia poca familiarità
con questo tipo di scrittura, e il
secondo e ben più importante non volevo
che si pensasse che la mia penna fosse
condizionata dal profondo rapporto di
amicizia che mi lega al maestro in
questione. In un secondo tempo, ho poi
pensato che fosse giusto che
l’intervista la tenessi io, proprio
perché conoscendo la persona così
bene, meglio di chiunque altro avrei
potuto coglierne l’essenza e il
carattere, sicuro che il lettore capisse
che mai la mia mano potesse in qualche
modo esser influenzata da poteri o
amicizie.
Il Grillo graffiante
Intervista
Oggi
mi trovo qui, in un’ accogliente e
caldo bar della provincia di Napoli a
sorseggiare un’ottima cioccolata calda
in compagnia di uno dei più grandi
atleti e maestri di sanda che abbiamo in
Italia. Primeggiando in quasi tutte le
più grandi competizioni sia italiane
che europee, nonostante le prestigiose
vittorie non ha mai perso la sua umiltà,
che l’ha sempre contraddistinto in
tutte le competizioni a cui ha
partecipato, naturalmente stiamo
parlando del Maestro Sandomenico
Giovanni.
Comincio
subito a dire che ti ringrazio di aver
accettato di dedicarmi un po’ del tuo
tempo.
“Non
devi ringraziarmi, per me è un piacere
star qui a dialogare con te sul sanda, e
se la mia esperienza potrà esser
d’aiuto a qualche ragazzo che vuole
avvicinarsi a questa stupenda disciplina
ne sarò felice.”
Entriamo
subito nel vivo dell’intervista, che
permetterà ai lettori del Corriere di
conoscerti meglio. Partiamo subito con
una notizia positiva, dopo uno stop di
quasi sette mesi, sabato 6 dicembre sei
tornato sul ring e alla grande direi,
puoi dirci qualcosa di questo ritorno?
“Naturalmente
riprendere gli allenamenti dopo uno stop
così lungo è difficile, la strada è
in salita, soprattutto sotto il punto di
vista psicologico, dover ripartire e
ricominciare con un corpo che ancora non
risponde bene ai tuoi comandi è
stressante. Però con la volontà e la
voglia di far bene si superano tutte le
difficoltà. Non solo mi sono ripreso
alla grande, ma il match è andato
benissimo vincendo per KO a metà del
secondo round, contro un validissimo
combattente”
L’incontro
di sanda pro si è svolto sabato sera a
Castelnuovo Rangone in provincia di
Modena, se non erro il tuo avversario
era l’atleta Strabello, valoroso
fighter della scuola di Domodossola
dell’ottimo M° PaoloCemmi, cosa può
dirci dell’avversario e
dell’incontro?
“Per
prima cosa vorrei fare i miei
complimenti per l’incontro sia a
Strabello sia al M° Cemmi. Il primo
round ce la siamo giocati entrambi, io
ho cercato di imporre l’incontro
sfruttando la mia esperienza, portando
assegno al primo round due proiezioni,
poi ho cercato di chiudere il match e ci
sono riuscito alla metà del secondo
round mandando KO l’avversario.”
Tutti
sappiamo chi è oggi
Sandomenico Giovanni, ma i nostri
lettori, soprattutto quelli più
giovani, saranno sicuramente interessati
a conoscere il passato di un grande
campione. Campioni non si nasce ma si
diventa con sacrificio e dedizione
allenandosi tutti i giorni, quindi
vorrei chiederti quali sono stati i tuoi
inizi.
“Io
ho cominciato a praticare sanda nel
lontano ’97, all’epoca avevo
all’incirca 13 anni; come tutti, il
primo incontro l’ho fatto dopo un bel
po’ di mesi trascorsi ad allenarmi
duramente. Naturalmente, questo voglio
dirlo soprattutto alle nuove leve, per
passare al professionismo ci sono voluti
anni di sacrifici, ho cominciato a
combattere da professionista nel 2004,
quindi ragazzi dovete avere pazienza ed
allenarvi, combattere e non abbattervi
se arrivano le sconfitte, poiché
sono le lezioni più importanti
che potete avere e vi permetteranno di
crescere.”
Una
domanda che sicuramente i nostri lettori
più giovani e quelli amanti del sanda
vorrebbero porti è: quanti incontri hai
al tuo attivo?
"Ne
ho più di 30, con 27 vittorie e ben 7
per KO"
Veramente
complimenti, ma continuiamo a
ripercorrere la tua storia. Come abbiamo
già detto hai all’attivo numerosi
incontri ed hai vinto una gran quantità
trofei e titoli importante, naturalmente
non possiamo in questa sede elencarli
tutti, ma ce ne sono due che vale la
pena ricordare. Se le mie informazioni
sono giuste, hai vinto il titolo di
vicecampione mondiale e lo stesso anno
anche un torneo intercontinentale?
“Sì,
nel 2006 vinsi in CKA il titolo di
vicecampione del mondo e lo stesso anno
trionfai alla Intercontinental Blue
Dragon Cup.”
Puoi
dirmi qualcosa in più su queste due
notevoli esperienze?
“Certo,
sono due tra i tornei più complessi che
abbiamo in Italia. Il mondiale CKA è
sicuramente un torneo duro, ci sono
tantissimi partecipanti di altissimo
livello, soprattutto stranieri, è dura
uscire trionfanti da quel torneo.
Lo
stesso vale per la Blue Dragon Cup, il
gala che si tiene la sera per decretare
il campione in carica è sicuramente
duro, c’è una selezione che parte
l’anno precedente che porta in finale
solo i migliori da tutta l’Europa.”
Sicuramente
sono entrambi ricordi bellissimi che
porterai con te per tutta la vita, ma
posso chiederti quale di queste due
manifestazioni porti più nel cuore o ti
ha in qualche modo colpito di più?
“Senza
dubbio la Blue Dragon Cup, infatti, è
una manifestazione che faccio ogni anno
e ogni anno l’organizzazione riesce a
stupirmi riuscendo sempre a migliorarsi
e perfezionarsi.”
Puoi
spiegare meglio quali sono i motivi per
cui un atleta secondo te deve
partecipare alla Blue Dragon Cup?
“Guarda
i motivi sono innumerevoli,
l’organizzazione è grandiosa, tutto
calcolato nei minimi dettagli, gli
atleti vengono tutelati in tutto e
rispettati, sanno quando devono
combattere e a che ora, addirittura
nella scorsa edizione è stato offerto
il pranzo a tutti. I giudici sono
corretti e le commissioni sempre umane e
gentili con tutti, il livello tecnico è
notevole e poi come viene preparato il
palazzetto, la scenografia e la cura dei
dettagli è da lasciare senza fiato.
Poi
sono particolarmente legato a questa
gara perché è lì che il destino ha
fatto sì che ci fosse la svolta della
mia vita, il passaggio da atleta a
maestro.”
E’
vero l’anno scorso hai cominciato ad
insegnare, come è stato il passaggio da
atleta a maestro?
“Non
è stato per niente facile, esser
maestro è tutt’altra cosa, comporta
sacrifici e responsabilità che non
credevo. Fortunatamente non ho
cominciato questa avventura da solo, ma
mi sono affiancato a validi
collaboratori che avevano più
esperienza di me in questo settore,
grazie anche ai loro consigli che ogni
giorno cerco di esser un buon maestro
per i miei ragazzi.”
Scusa
se t’interrompo, prima di approfondire
il tuo aspetto da maestro, volevo
concludere il discorso atleta.
L’inizio della stagione scorsa è
stato molto proficuo per te, sono
arrivati due grandi riconoscimenti.
Prima la convocazione in nazionale IBDF
con la relativa gara in Germania, come
è stata l’esperienza, cosa hai
provato?
“Sicuramente
tanta gioia, la nazionale anche se
quella di un Club privato è sempre una
gran soddisfazione come lo è andare a
gareggiare all’estero. Ricordo partii
con altri cinque atleti, accompagnati
dal M°Follari. Per l’occasione fu un
CT di altissimo livello: i suoi
suggerimenti e la sua calma sono stati
fondamentali per l'intera squadra…e
credo che tutti ricordino il
risultato.”
Certo
come non dimenticare quell'ottimo sei a
zero, praticamente tutti ori, ma come
dicevo non è stato il tuo unico
riconoscimento, nemmeno un mese dopo la
nazionale, sei stato scelto dall'ASI,
miglior atleta dell'anno, il giusto
coronamento di una proficua carriera.
“Infatti,
quando vinci un premio del genere ti
senti appagato da tutte le fatiche che
hai dovuto sostenere, capisci che il
sacrificio premia e con la volontà e la
pazienza si può arrivare ovunque.
Questo premio forse è uno di quelli che
porto con più orgoglio nel mio cuore,
non si vince tutti i giorni il premio
come miglior atleta dell’anno.”
Ma
torniamo al discorso maestro. Stavamo
dicendo che l’anno scorso hai
cominciato ad insegnare ed hai aperto
una tua scuola, parlaci un po’ di
questa esperienza.
“Come
ti stavo dicendo prima sono molto legato
alla Blue Dragon Cup, infatti, è stato
proprio in quella competizione che c’è
stato l’incontro che ha deciso il mio
futuro come maestro.”
Io
naturalmente so di che parli, ma puoi
raccontare la storia per i lettori del
Corriere?
“E’
stato proprio alla Bue Dragon che ti ho
conosciuto e da lì è nata la nostra
amicizia. All’inizio io venivo solo di
tanto in tanto ad allenarmi nella tua
scuola, fino a quando, credo sia intorno
ad ottobre del 2007, mi hai chiesto se
volevo diventare tuo socio. All’epoca
per via del tuo ruolo all’interno
dell’IBDF eri costretto a stare spesso
fuori e quindi cercavi qualcuno di
fiducia che potesse gestire la scuola:
da qui è nata la DMA Academy. A noi si
unì anche il maestro Indolfi Maddalena.
Il nostro intento era creare una scuola
dove si potesse studiare, in modo
corretto e sano, i vari aspetti del Kung
Fu.”
Ci
siete riusciti?
“Sembrerebbe
di sì e i risultati dei nostri atleti
parlano per noi.”
Il
maestro Sandomenico cosa ne pensa
dell’IBDF e del suo fondatore il
maestro Lazzarini?
“Il
gruppo IBDF già lo conoscevo, dato che
uno dei fondatori è il mio maestro,
quindi in IBDF c’ero come atleta.
Entrando come maestro ho cominciato a
conoscere il maestro Lazzarini, un
ottimo maestro e soprattutto un ottimo
organizzatore, sempre attento alle
esigenze delle società e dei ragazzi.
Devo molto al maestro, anzi ora vi
racconterò un aneddoto che pochi sanno.
L’anno scorso l’intero gruppo doveva
partecipare con circa 80 atleti ad una
gara importante italiana. A questa
manifestazione io non ero il benvenuto.
Chiunque avrebbe lasciato a casa un solo
atleta per portare l’intero gruppo
alla gara, ma non il maestro Lazzarini
il quale rispose all’organizzatore che
il gruppo IBDF non lascia atleti a casa
e se solo uno di noi non era il
benvenuto, tutto il gruppo non avrebbe
partecipato.
Per
questa cosa gli sarò sempre grato, è
difficile che un responsabile di un
organizzazione faccia una scelta del
genere per il bene di uno solo.”
Nonostante
la giovane età hai una carriera
invidiabile, ma dimmi hai ancora qualche
sogno nel cassetto?
“Si,
mi piacerebbe partecipare ad un torneo
di grande rilievo, che ne so, tipo
Octagon, oppure gareggiare in Cina
contro un campione cinese.”
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