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IL GRILLO GRAFFIANTE DEL WUSHU

 

a cura del M° Giuseppe Autorino

 

30 dicembre 2008

 

Premessa

Dall’apertura del “Corriere del Wushu”, ho abituato i miei lettori ad articoli di critica (negativa o positiva che sia) rivolti ad un intero sistema e mai soffermandomi sulle singole figure del panorama marziale, articoli sempre strutturati ora come saggi ora come lettere aperte. Questa volta mi trovo a stravolgere tutto il mio modo di scrivere ed impostare un articolo; per la prima volta mi cimenterò in un intervista. Anche se l’idea di intervistare uno dei maggiori atleti di spicco dell’IBDF era mia, in un primo tempo avevo pensato di delegare per l’impresa qualche mio collega della redazione che già in passato si era occupato di questo settore. Questa mia prima scelta era stata dettata da due fattori: il primo la mia poca familiarità con questo tipo di scrittura, e il secondo e ben più importante non volevo che si pensasse che la mia penna fosse condizionata dal profondo rapporto di amicizia che mi lega al maestro in questione. In un secondo tempo, ho poi pensato che fosse giusto che l’intervista la tenessi io, proprio perché conoscendo la persona così bene, meglio di chiunque altro avrei potuto coglierne l’essenza e il carattere, sicuro che il lettore capisse che mai la mia mano potesse in qualche modo esser influenzata da poteri o amicizie.

Il Grillo graffiante

  Intervista

Oggi mi trovo qui, in un’ accogliente e caldo bar della provincia di Napoli a sorseggiare un’ottima cioccolata calda in compagnia di uno dei più grandi atleti e maestri di sanda che abbiamo in Italia. Primeggiando in quasi tutte le più grandi competizioni sia italiane che europee, nonostante le prestigiose vittorie non ha mai perso la sua umiltà, che l’ha sempre contraddistinto in tutte le competizioni a cui ha partecipato, naturalmente stiamo parlando del Maestro Sandomenico Giovanni.

Comincio subito a dire che ti ringrazio di aver accettato di dedicarmi un po’ del tuo tempo.

“Non devi ringraziarmi, per me è un piacere star qui a dialogare con te sul sanda, e se la mia esperienza potrà esser d’aiuto a qualche ragazzo che vuole avvicinarsi a questa stupenda disciplina ne sarò felice.”

Entriamo subito nel vivo dell’intervista, che permetterà ai lettori del Corriere di conoscerti meglio. Partiamo subito con una notizia positiva, dopo uno stop di quasi sette mesi, sabato 6 dicembre sei tornato sul ring e alla grande direi, puoi dirci qualcosa di questo ritorno?

“Naturalmente riprendere gli allenamenti dopo uno stop così lungo è difficile, la strada è in salita, soprattutto sotto il punto di vista psicologico, dover ripartire e ricominciare con un corpo che ancora non risponde bene ai tuoi comandi è stressante. Però con la volontà e la voglia di far bene si superano tutte le difficoltà. Non solo mi sono ripreso alla grande, ma il match è andato benissimo vincendo per KO a metà del secondo round, contro un validissimo combattente”

L’incontro di sanda pro si è svolto sabato sera a Castelnuovo Rangone in provincia di Modena, se non erro il tuo avversario era l’atleta Strabello, valoroso fighter della scuola di Domodossola dell’ottimo M° PaoloCemmi, cosa può dirci dell’avversario e dell’incontro?

“Per prima cosa vorrei fare i miei complimenti per l’incontro sia a Strabello sia al M° Cemmi. Il primo round ce la siamo giocati entrambi, io ho cercato di imporre l’incontro sfruttando la mia esperienza, portando assegno al primo round due proiezioni, poi ho cercato di chiudere il match e ci sono riuscito alla metà del secondo round mandando KO l’avversario.”

Tutti sappiamo chi è oggi  Sandomenico Giovanni, ma i nostri lettori, soprattutto quelli più giovani, saranno sicuramente interessati a conoscere il passato di un grande campione. Campioni non si nasce ma si diventa con sacrificio e dedizione allenandosi tutti i giorni, quindi vorrei chiederti quali sono stati i tuoi inizi.

“Io ho cominciato a praticare sanda nel lontano ’97, all’epoca avevo all’incirca 13 anni; come tutti, il primo incontro l’ho fatto dopo un bel po’ di mesi trascorsi ad allenarmi duramente. Naturalmente, questo voglio dirlo soprattutto alle nuove leve, per passare al professionismo ci sono voluti anni di sacrifici, ho cominciato a combattere da professionista nel 2004, quindi ragazzi dovete avere pazienza ed allenarvi, combattere e non abbattervi se arrivano le sconfitte, poiché  sono le lezioni più importanti che potete avere e vi permetteranno di crescere.”

Una domanda che sicuramente i nostri lettori più giovani e quelli amanti del sanda vorrebbero porti è: quanti incontri hai al tuo attivo?

"Ne ho più di 30, con 27 vittorie e ben 7 per KO"

Veramente complimenti, ma continuiamo a ripercorrere la tua storia. Come abbiamo già detto hai all’attivo numerosi incontri ed hai vinto una gran quantità trofei e titoli importante, naturalmente non possiamo in questa sede elencarli tutti, ma ce ne sono due che vale la pena ricordare. Se le mie informazioni sono giuste, hai vinto il titolo di vicecampione mondiale e lo stesso anno anche un torneo intercontinentale?

“Sì, nel 2006 vinsi in CKA il titolo di vicecampione del mondo e lo stesso anno trionfai alla Intercontinental Blue Dragon Cup.”

Puoi dirmi qualcosa in più su queste due notevoli esperienze?

“Certo, sono due tra i tornei più complessi che abbiamo in Italia. Il mondiale CKA è sicuramente un torneo duro, ci sono tantissimi partecipanti di altissimo livello, soprattutto stranieri, è dura uscire trionfanti da quel torneo.

Lo stesso vale per la Blue Dragon Cup, il gala che si tiene la sera per decretare il campione in carica è sicuramente duro, c’è una selezione che parte l’anno precedente che porta in finale solo i migliori da tutta l’Europa.”

Sicuramente sono entrambi ricordi bellissimi che porterai con te per tutta la vita, ma posso chiederti quale di queste due manifestazioni porti più nel cuore o ti ha in qualche modo colpito di più?

“Senza dubbio la Blue Dragon Cup, infatti, è una manifestazione che faccio ogni anno e ogni anno l’organizzazione riesce a stupirmi riuscendo sempre a migliorarsi e perfezionarsi.”

Puoi spiegare meglio quali sono i motivi per cui un atleta secondo te deve partecipare alla Blue Dragon Cup?

“Guarda i motivi sono innumerevoli, l’organizzazione è grandiosa, tutto calcolato nei minimi dettagli, gli atleti vengono tutelati in tutto e rispettati, sanno quando devono combattere e a che ora, addirittura nella scorsa edizione è stato offerto il pranzo a tutti. I giudici sono corretti e le commissioni sempre umane e gentili con tutti, il livello tecnico è notevole e poi come viene preparato il palazzetto, la scenografia e la cura dei dettagli è da lasciare senza fiato.

Poi sono particolarmente legato a questa gara perché è lì che il destino ha fatto sì che ci fosse la svolta della mia vita, il passaggio da atleta a maestro.”

E’ vero l’anno scorso hai cominciato ad insegnare, come è stato il passaggio da atleta a maestro?

“Non è stato per niente facile, esser maestro è tutt’altra cosa, comporta sacrifici e responsabilità che non credevo. Fortunatamente non ho cominciato questa avventura da solo, ma mi sono affiancato a validi collaboratori che avevano più esperienza di me in questo settore, grazie anche ai loro consigli che ogni giorno cerco di esser un buon maestro per i miei ragazzi.”

Scusa se t’interrompo, prima di approfondire il tuo aspetto da maestro, volevo concludere il discorso atleta. L’inizio della stagione scorsa è stato molto proficuo per te, sono arrivati due grandi riconoscimenti. Prima la convocazione in nazionale IBDF con la relativa gara in Germania, come è stata l’esperienza, cosa hai provato?

“Sicuramente tanta gioia, la nazionale anche se quella di un Club privato è sempre una gran soddisfazione come lo è andare a gareggiare all’estero. Ricordo partii con altri cinque atleti, accompagnati dal M°Follari. Per l’occasione fu un CT di altissimo livello: i suoi suggerimenti e la sua calma sono stati fondamentali per l'intera squadra…e credo che tutti ricordino il risultato.”

Certo come non dimenticare quell'ottimo sei a zero, praticamente tutti ori, ma come dicevo non è stato il tuo unico riconoscimento, nemmeno un mese dopo la nazionale, sei stato scelto dall'ASI, miglior atleta dell'anno, il giusto coronamento di una proficua carriera.

“Infatti, quando vinci un premio del genere ti senti appagato da tutte le fatiche che hai dovuto sostenere, capisci che il sacrificio premia e con la volontà e la pazienza si può arrivare ovunque. Questo premio forse è uno di quelli che porto con più orgoglio nel mio cuore, non si vince tutti i giorni il premio come miglior atleta dell’anno.”

Ma torniamo al discorso maestro. Stavamo dicendo che l’anno scorso hai cominciato ad insegnare ed hai aperto una tua scuola, parlaci un po’ di questa esperienza.

“Come ti stavo dicendo prima sono molto legato alla Blue Dragon Cup, infatti, è stato proprio in quella competizione che c’è stato l’incontro che ha deciso il mio futuro come maestro.”

Io naturalmente so di che parli, ma puoi raccontare la storia per i lettori del Corriere?

“E’ stato proprio alla Bue Dragon che ti ho conosciuto e da lì è nata la nostra amicizia. All’inizio io venivo solo di tanto in tanto ad allenarmi nella tua scuola, fino a quando, credo sia intorno ad ottobre del 2007, mi hai chiesto se volevo diventare tuo socio. All’epoca per via del tuo ruolo all’interno dell’IBDF eri costretto a stare spesso fuori e quindi cercavi qualcuno di fiducia che potesse gestire la scuola: da qui è nata la DMA Academy. A noi si unì anche il maestro Indolfi Maddalena. Il nostro intento era creare una scuola dove si potesse studiare, in modo corretto e sano, i vari aspetti del Kung Fu.”

Ci siete riusciti?

“Sembrerebbe di sì e i risultati dei nostri atleti parlano per noi.”

Il maestro Sandomenico cosa ne pensa dell’IBDF e del suo fondatore il maestro Lazzarini?

“Il gruppo IBDF già lo conoscevo, dato che uno dei fondatori è il mio maestro, quindi in IBDF c’ero come atleta. Entrando come maestro ho cominciato a conoscere il maestro Lazzarini, un ottimo maestro e soprattutto un ottimo organizzatore, sempre attento alle esigenze delle società e dei ragazzi. Devo molto al maestro, anzi ora vi racconterò un aneddoto che pochi sanno. L’anno scorso l’intero gruppo doveva partecipare con circa 80 atleti ad una gara importante italiana. A questa manifestazione io non ero il benvenuto. Chiunque avrebbe lasciato a casa un solo atleta per portare l’intero gruppo alla gara, ma non il maestro Lazzarini il quale rispose all’organizzatore che il gruppo IBDF non lascia atleti a casa e se solo uno di noi non era il benvenuto, tutto il gruppo non avrebbe partecipato.

Per questa cosa gli sarò sempre grato, è difficile che un responsabile di un organizzazione faccia una scelta del genere per il bene di uno solo.”

Nonostante la giovane età hai una carriera invidiabile, ma dimmi hai ancora qualche sogno nel cassetto?

“Si, mi piacerebbe partecipare ad un torneo di grande rilievo, che ne so, tipo Octagon, oppure gareggiare in Cina contro un campione cinese.”

 

   

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